Società - Ambiente
«Il dibattito sull’eolico dovrebbe riguardare, in riferimento alla zona tra Pachino e Portopalo di Capo Passero, alla possibilità di impiantare strutture off-shore ». Il geologo Alberto Rabito, profondo conoscitore del territorio, si sofferma sulla recente querelle che ha riguardato la costruzione di un impianto che il sindaco pachinese Bonaiuto definisce come «mini eolico» mentre il Partito Democratico parla di «maxi-eolico», aggiungendo che alla base di questa affermazione c’è la rilevanza emergente dall’esame della documentazione presente al Comune. «Non intendo addentrarmi nello scontro politico - afferma Rabito - anche se non ho difficoltà a dichiararmi contro impianti di maxi-eolico che costituirebbero un attacco al territorio ». Il geologo parla invece delle opportunità , che sarebbero da cogliere al volo, derivanti dalle strutture eoliche in mare aperto. «E’ questo il percorso da seguire, tanto più che qui abbiamo una zona, mi riferisco a quella situata in prossimità dell’Isola delle Correnti, che si presterebbe perfettamente a strutture off-shore, già molto in voga, ad esempio, nel Nord Europa dove notoriamente sono sempre più avanti rispetto a noi.
 Quel tratto di mare, in cui si trova un’area di ripopolamento ittico da proteggere, si presterebbe ottimamente ad un impianto di produzione di energia eolica - afferma Alberto Rabito - e si otterrebbe anche una difesa maggiore di quell’area spesso presa di mira dai pescatori di frodo». A settembre la Danimarca ha inaugurato la più grande centrale eolico offshore del mondo, a distanza di pochi giorni, in Norvegia, è stato messo in mare il primo impianto galleggiante denominato «Hywind». L’obiettivo è di sfruttare le potenzialità del vento per produrre energia elettrica che nell’off-shore, le centrali in mare aperto, vede una delle strade migliori. In Europa è l’Inghilterra è il Paese con più centrali. «Il Nord Europa, - aggiunge Rabito - è l’area dove si concentrano più progetti ma anche negli Stati Uniti, a pochi mesi dallo sblocco burocratico, sono usciti degli studi che indicano nel 20% la percentuale di energia che si potrebbe produrre con l’eolico off-shore, motivo che ha richiamato l’attenzione di diversi investitori. Qui da noi, invece, si fanno battaglie di pura retroguardia, con dichiarazioni di personaggi locali che farebbero bene a starsene zitti avendo condizionato la vita politica pachinese negli ultimi venti anni in maniera negativa». Il vento del mare come fonte energetica inizia a muovere i primi passi anche in Italia.
SERGIO TACCONE
FONTE: La Sicilia ( Edizione di Siracusa del 27-02-2010 )