Società - Ambiente
Malintenzionati salgono di notte a bordo e aprono le prese, la Capitaneria avverte la Procura
PORTOPALO . Affondati all’interno del porto due pescherecci egiziani, posti sotto sequestro da alcuni anni, per avere trasportato clandestinamente immigrati. Ignoti, alcuni giorni fa, dopo esserse saliti a bordo delle due imbarcazioni, hanno aperto le prese mare consentendo all’acqua di invadere lo scafo delle due barche, che di conseguenzasono andate a fondo. Il personale dell’Ufficio locale marittimo, recatosi sul posto, ha potuto appurare la manomissione delle prese mare, chiaro segnale della natura dolosa dell’azione. Si è reso necessario l’intervento del responsabile di un cantiere di alaggio e dei vigili del fuoco, immediatamente allertati dall’Ufficio locale marittimo per effettuare le operazioni di recupero dei due natanti...
Oltretutto, le imbarcazioni si trovano ormeggiate nel tratto di banchina, molto vicino all’area di attracco dei mezzi della Guardia costiera da ormai molti mesi. Spesso, la loro presenza ha scatenato le proteste dei pescatori. A detta di alcuni addetti ai lavori, queste imbarcazioni sono ricettacolo di topi e sporcizia. Dell’episodio è stata data segnalazione, con una relazione scritta, alla Procura della Repubblica di Siracusa. A destare preoccupazione è, soprattutto, la semplicità con cui è stato possibile mettere in atto l’azione di sabotaggio dei due pescherecci. È l’ulteriore conferma di come l’intera area portuale sia ben lontana dai canoni di sicurezza, nonostante in questa zona insistano mezzi che messi insieme raggiungono un valore economico molto consistente e sul quale si basa almeno la metà dell’economia portopalese. «Non è la prima volta che avviene, all’interno del porto una cosa simile - afferma un pescatore -. Basta ricordare, su tutti, il caso di quell’imbarcazione che aveva trasportato un gruppo di immigrati giunti clandestinamente e che fu disormeggiata e lasciata arenare nei pressi di Punta Anipro». Il porto, e i mezzi che vi sono ormeggiati non possono dunque dirsi al sicuro e l’azione recente conferma un certo malessere strisciante. Dovranno essere le forze dell’ordine, che indagheranno sull’accaduto, a dover dare una risposta, ma a prescindere dalle responsabilità penali c’è il problema dell’abbandono di queste carrette del mare che, incustodite, finiscono per diventare un problema.
SERGIO TACCONE
FONTE: La Sicilia ( Edizione di Siracusa del 17-10-2009 )